Google contro il governo cinese
di Alienor

Sembra che Google sia pronto a riconsiderare la sua politica di azione nel mercato cinese. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un cyberattack diretto agli account Gmail di attivisti dei diritti umani in Cina.
L’attacco a questi conti specifici insieme ad altre decisioni e gli obblighi imposti al modulo progettato dal governo cinese di censurare i risultati ha scosso in modo particolare Google. Secondo le affermazioni contenute nel blog ufficiale di Google:
Articolo completo da TecnoBlog;
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Google e Adobe sotto attacco: cracker cinesi tra gli indiziati
di Giuseppe Cutrone

Attacchi cracker
Pare si possa parlare di un’ondata premeditata di attacchi e non di un singolo caso per quanto riguarda le vicende legate alla sicurezza informatica che hanno visto protagonisti, nella veste di vittime, diverse grandi aziende del settore tra cui Google e Adobe.
Gli attacchi in questione hanno preso di mira i sistemi informatici delle due aziende (ma in tutto sono una ventina quelle coinvolte). Precisamente si registrano attacchi, fin dal mese scorso, per Google, mentre il 2 gennaio ad essere colpita è stata Adobe.
Almeno nel caso di Google pare che la vicenda sia legata alle attività cinesi dell’azienda, la quale è stata bersagliata da sofisticati attacchi che hanno causato il furto di proprietà intellettuale e l’intrusione non autorizzata nelle caselle di posta del servizio Gmail di alcuni attivisti nella causa dei diritti umanitari.
Articolo completo da OneItSecurity;
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Cina, Baidu sotto scacco
di Mauro Vecchio

Dopo il KO di Twitter, anche il più popolare search engine del paese asiatico è stato colpito dai cracker. Apparsi nuovamente gli slogan in farsi e inglese a sfondo politico. Ancora presi di mira i DNS
Roma – La cyberarmata iraniana è tornata a colpire e anche questa volta si è trattato di un obiettivo di grossa portata. Nuovi slogan in farsi e in inglese sono apparsi, così come il verde e il bianco della bandiera dell’ex-Persia. A fare le spese dei cracker, il sito del più noto motore di ricerca cinese, Baidu.com.
Stando a quanto riportato dal sito web di People’s Daily, quotidiano ufficiale legato al Partito Comunista Cinese, Baidu è rimasto inaccessibile per gran parte della mattinata appena trascorsa (tenendo presente il fuso orario del paese asiatico). Una grossa scritta in rosso è apparsa sullo spazio online occupato dal search engine: “questo sito è stato attaccato dall’Iranian Cyber Army”.
L’esercito virtuale iraniano si era posto all’attenzione grazie all’attacco, alla metà dello scorso dicembre, nei confronti di Twitter, messo KO probabilmente attraverso i record dei Domain Name System (DNS). Alcuni addetti ai lavori avevano ipotizzato la mano di un gruppo di cracker, certamente non collegati in alcun modo al governo iraniano.
Articolo completo da Punto Informatico;
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Google: la Cina è lontana
di Giorgio Pontico
L’ennesima intrusione nei suoi sistemi non è andata giù ai capi del Googleplex. Che ora minacciano: basta filtri o ce ne andiamo
Roma – A seguito di un’ondata di cyberattacchi che ha avuto la sua origine in Cina e che ha coinvolto diverse aziende in tutto il mondo, Google potrebbe chiudere la propria filiale di Pechino. Lo ha scritto David Drummond, legale di BigG, sul blog ufficiale di Mountain View.
Google avrebbe rilevato diversi tentativi di violazione di alcuni account Gmail registrati da dissidenti e attivisti cinesi: i database, stando ai risultati dell’investigazione avviata subito dopo l’attacco, non sarebbero stati violati.
I cracker cinesi sarebbero riusciti a scoprire solo la data di creazione di due caselle di posta, senza potersi spingersi oltre. Tuttavia, come spiega Drummond, questa imponente operazione ha significato per Google anche “il furto di proprietà intellettuale”, oltre che una mancata introduzione clandestina nei suoi server Gmail, per i quali sono state adottate ulteriori misure di sicurezza.
Per BigG questo episodio potrebbe essere la goccia che ha fatto traboccare il vaso e sarebbe quindi pronto a lasciare la Cina chiudendo i suoi uffici di Pechino, licenziando o trasferendo oltre 700 dipendenti e soprattutto rinunciando ad un business da 300 milioni di dollari in uno dei mercati con le più floride prospettive per il futuro.
Articolo completo da Punto Informatico;
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Google, scoppia la guerra in Cina
di Giacomo Dotta

Google, in seguito a ripetuti attacchi volti all’accesso di account Gmail di attivisti per il rispetto dei diritti umani in Cina, ha minacciato di chiudere le proprie attività nel paese orientale se non verranno garantite maggiori tutele agli utenti.
Tra Google e le istituzioni cinesi è in atto una vera e propria guerra. Il gruppo ha denunciato infatti attacchi mirati alle proprie strutture, con un sistema evidenziante pericolose finalità nelle matrici offensive registrate. A rischio, infatti, vi sarebbe la libera azione del gruppo oltre la Grande Muraglia ed al tempo stesso la semplice libertà di espressione nel paese orientale.
Google ha spiegato la propria posizione in modo articolato ed approfondito, motivando così la scelta di annullare ogni filtro sul motore di ricerca come sfida diretta a chi non starebbe tutelando le aziende che investono nel paese e gli utenti che navigano sulla Rete. Questo, dunque, il testo completo comparso sul blog ufficiale di Google nelle stesse ore in cui su Google.cn comparivano note immagini dei vecchi fatti di Tiananmen (notoriamente censurati dalle istituzioni centrali):
«Come molte altre note organizzazioni ci troviamo di fronte ad attacchi informatici di vario grado e su base regolare. A metà dicembre abbiamo rilevato un attacco molto sofisticato sulle nostre infrastrutture aziendali, proveniente dalla Cina, che ha determinato il furto della proprietà intellettuale di Google. Tuttavia, è apparso subito chiaro che ciò che in un primo momento sembrava essere soltanto un incidente di sicurezza – anche se molto significativo – è stato invece qualcosa di sostanzialmente diverso.
Articolo completo da WebNews;
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Così veniva attaccato Google
di Emanuele Menietti

Prime ipotesi sugli attacchi informatici che hanno colpito Google, inducendo la società a rivedere i propri rapporti con la Cina. Le violazioni dei sistemi avvennero nel mese di dicembre con caratteristiche simili agli attacchi portati a termine a luglio
A distanza di poche ore dall’annuncio di Google di una nuova strategia per i rapporti con la Cina, che potrebbe portare a una chiusura degli uffici del motore di ricerca nel paese, emergono i primi dettagli sulla serie di attacchi informatici subiti da alcune società statunitensi e denunciati da Mountain View.
Le intrusioni nei sistemi di circa 30 aziende attive negli States, Google compresa, presentano numerose similutidini con gli attacchi portati a termine durante lo scorso luglio 2009 e che interessarono un centinaio di società statunitensi. All’epoca gli autori delle attività illecite per violare le reti aziendali utilizzarono una vulnerabilità riscontrata nell’applicativo Adobe Reader e una serie di file PDF appositamente modificati.
Gli attacchi subiti lo scorso dicembre provenienti dalla Cina, oggetto del post di Google, sarebbero stati portati a termine attraverso l’utilizzo di alcuni file PDF allegati a una serie di messaggi email. Una strategia del tutto simile a quella adottata durante l’estate e che avrebbe consentito agli utenti malintenzionati di violare i sistemi di una trentina di società statunitensi.
La presenza di una vulnerabilità negli applicativi Adobe per la lettura dei file PDF sarebbe dunque alla base dell’intricata vicenda. Il bug, da poco corretto, consentiva di rendere attivi alcuni Trojan horse in grado di aprire la strada agli autori degli attacchi informatici.
Articolo completo da WebNews;
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Google vs Cina, i primi commenti da USA ed EFF
di Giacomo Dotta
Il Dipartimento di Stato USA, a firma di Hillary Clinton, ha preso atto della situazione tra Google e la Cina e ha affermato il proprio impegno per la difesa dei diritti degli utenti e dell’azienda. Dall EFF, nel frattempo, giunge un chiaro “Bravo Google”

Il primo commento ufficiale alla sfida lanciata da Google al Governo cinese giunge dal Dipartimento di Stato statunitense. Si tratta di una comunicazione formale, una presa d’atto della situazione che comprova la gravità del momento ed afferma la vicinanza del Governo USA all’azienda.
La firma è quella del Segretario di Stato Hillary Clinton: «Stiamo raccogliendo informazioni da Google circa l’accaduto, da cui si sollevano seri problemi e preoccupazioni. Aspettiamo spiegazioni dal governo cinese.
La possibilità di operare con sicurezza nel cyberspazio è cosa critica nella società e nell’economia moderna. Terrò un intervento la settimana prossima sulla centralità della libertà di Internet nel 21esimo secolo ed offrirò commenti su questi problemi appena i fatti saranno chiariti». Una posizione che si intravede già come intransigente, il che sembra quasi delinearsi come una sorta di strategia comune con l’azienda per forzare le resistenze cinesi nell’aprire il proprio mercato alle ambizioni estere.
Il secondo importante commento è invece quello della Electronic Frontier Foundation. Lapalissiano, soprattutto, il “Bravo Google” utilizzato nel titolo, una esclamazione di totale favore per le scelte del gruppo da parte di una associazione la cui mission è quella della difesa del diritto di informazione e di espressione a livello mondiale.
Articolo completo da WebNews;
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