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Archivio per la categoria ‘Crimine, Legge e Pubblica Amministrazione’

Facebook, appello bufala per gruppi pedoporno

5 febbraio 2010

di Paolo Attivissimo

Questa è una delle catene di sant’Antonio più ridicole che m’è capitato di vedere. Verificarla richiede tre secondi: il tempo di andare su Facebook e cercare se esiste quel gruppo. Che non esiste.

Secondo la segnalazione del gruppo Le Bufale su Facebook, al 30 gennaio scorso il gruppo esisteva ma era “un gruppo con un membro solo e un solo amministratore e niente dentro.

Inutile far girare il messaggio, se volevano fare uno scherzo a quella persona ci sono riusciti benissimo. Tantissime segnalazioni e l’hanno già chiuso. Contenuti non ce n’erano nel gruppo per dire se c’era pedofilia o meno dentro.”

Ma evidentemente c’è molta gente che non ha tre secondi da spendere per verificare un appello e preferisce inoltrarlo a tutti i propri amici. Però tre secondi da spendere su Facebook li trova. Suvvia. Consoliamoci con una bella foto di un gatto affaticato dalle troppe ore spese nei… sorcial network.

Articolo completo da Il Disinformatico;

I Radiohead difendono il P2P: “è come il vecchio home taping”

3 febbraio 2010

di Guido Grassadonio

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Pochi giorni fa abbiamo riportato le dichiarazioni del cantante degli U2, Bono Vox, che auspicava delle iniziative per bloccare la pirateria, rea, a suo dire, di distruggere l’industria musicale.

Questa posizione però non è accettata da tutto lo starsystem: ad esempio, Ed O’Brien, chitarrista dei Radiohead, non sembra, per fortuna, condividerla affatto.

E O’Brien fa parte, insieme agli altri Radiohead, di Featured Artists Coalition, un’associazione di artisti che dall’anno scorso si batte contro l’accanimento delle major verso il P2P.

Articolo completo da OneP2P;

Le colpe dei figli ricadranno sui padri

28 gennaio 2010

di Claudio Tamburrino

Preadolescenti hanno scaricato quasi mille canzoni e la madre è stata ritenuta responsabile. Ha fornito loro connessione e computer

Roma – I genitori sono legalmente responsabili per il comportamento dei figli che utilizzano la connessione di casa per scambiare materiale protetto da copyright: lo ha stabilito un tribunale tedesco in una sentenza che fa discutere.

La Corte tedesca ha giudicato responsabile la madre di cinque ragazzi, da uno a 13 anni, rei di aver scaricato quasi mille canzoni: avrebbe dovuto vigilare sul comportamento dei figli che abitavano in casa con lei.

La donna, tra l’altro, ha dichiarato di aver detto ai bambini di non adottare certi comportamenti, arrivando a proibirgli di utilizzare la connessione e il computer di casa per la condivisione di file protetti da diritto d’autore.

Ciò non avrebbe però fermato i cinque pargoli (non è specificato per la precisione chi di essi, se tutti o meno, anche se qualche dubbio sul più piccolo di appena un anno sorge) non ancora quattordicenni. E le quasi mille canzoni alla fine scaricate sono state ritenute dalle etichette sufficienti per far causa alla famiglia e ritenere responsabile la donna.

Articolo completo da Punto Informatico;

PEC: Telecom-Poste in pole position

27 gennaio 2010

di Mauro Vecchio

Conclusa la fase di selezione per la concessione del servizio di posta elettronica certificata. Al primo posto, il raggruppamento temporaneo d’impresa che si era formato a settembre. Battute, ma solo per ora, Fastweb e Lottomatica

Roma – La fase di selezione delle offerte per ottenere la concessione del servizio di Posta Elettronica Certificata (PEC) è giunta alla sua conclusione. A comunicarlo ufficialmente, il Dipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’Innovazione tecnologica (DDI), che ha poi sottolineato come ora si passi alla gara vera e propria.

Ci vorranno alcune settimane – come annunciato dal ministero della PA e Innovazione – per incoronare definitivamente il vincitore di un bando di gara da 50 milioni di euro. E a garantirsi la possibilità di erogare il servizio potrebbe essere il raggruppamento temporaneo di impresa costituito da Poste Italiane, Postecom e Telecom Italia.

Articolo completo da Punto Informatico;

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Canone RAI? Lo riscuotono così

26 gennaio 2010

Anche quando il canone non è dovuto. Lo segnala ADUC, che pubblica un vademecum su come a suo dire vengono espletati i controlli sul canone. E su come difendersi

Roma – Molti sono gli utenti che si lamentano di aver ricevuto quella che ritengono una comunicazione indebita, una lettera che ormai da molto tempo viene spedita a tanti italiani in cui si intima loro di pagare il canone radiotelevisivo.

Ora ADUC segnala che sono migliaia le segnalazioni di chi descrive “metodi intimidatori e talvolta truffaldini con cui la RAI cerca di costringere i cittadini a pagare il canone/tassa anche quando non si è in possesso di un apparecchio tv”.

“Secondo la RAI – insiste l’associazione degli utenti e dei consumatori – non è credibile che vi siano cittadini senza la televisione, ma solo cittadini che evadono le tasse”. Per informare sulla questione, ADUC ha predisposto una sorta di vademecum con “i metodi più comuni con cui, talvolta, si è anche costretti a pagare malgrado non si possegga la tv”.

Articolo completo da Punto Informatico;

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Il canone RAI in scadenza

26 gennaio 2010

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Cos’è veramente il canone RAI? Perché si deve pagare? Si tratta dell’ennesimo balzello a danno degli Italiani che, annualmente, si ripresenta con il nome “canone RAI”. È una tassa abbastanza ambigua che genera caos anche tra gli organismi competenti, colpisce ingiustamente chiunque e non tiene conto di eventuali attenuanti o situazioni atipiche, il cui beneficiario è la RAI, già mantenuta coi soldi pubblici.

Non solo, la RAI, in completa violazione della legge sulla privacy, rintraccia tutti i cittadini – ritenuti non in regola anche se giustamente sono esonerati – e, a casaccio, invia delle lettere in cui si chiede di pagare il canone, anche chi lo ha già fatto regolarmente. La speranza è di far cadere il cittadino nella propria trappola, costringendolo a pagare anche se non è suo dovere farlo.

Articolo completo da Webbando;

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PEC: cos’è, come si ottiene e come si usa [aggiornato]

29 dicembre 2009

[Aggiornamento del 29/12/2009]

La PEC e l’identificazione del titolare

di Andrea Buti (www.tglex.com)

Un confronto tra due norme che delineano la figura del gestore che si occupa di idnetificare il soggetto assegnatario di una casella di PEC. Quale interpretazione?

Roma – Non c’è una norma che preveda espressamente l’obbligo in capo al gestore di posta elettronica di identificare il soggetto al quale viene assegnata una casella PEC, come rilevato autorevolmente sia in queste pagine che altrove anche recentemente. Ma, come spesso accade, la legge potrebbe aver detto meno di quello che pensava: se crediamo che il legislatore sia un sistema pensante e dotato di coerenza interna, beh… c’è rischio di restare delusi.

Non pretendo, pertanto, che quello che sto per dire risulti sensato o logico, tuttavia potrebbe essere una interpretazione possibile. La norma, infatti, non si identifica – sempre o in tutti i casi – con il contenuto di un articolo, ma con quella regola astratta che deriva dall’incrocio (o scontro…) tra articoli diversi collocati in provvedimenti diversi, di diverso valore e rango, sia perché avvenuti a distanza di tempo, sia perché parto di maggioranze parlamentari diverse o di altre variabili difficilmente definibili.

Articolo completo da Punto Informatico;

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Cos’è e come funziona

  • assicura l’integrità del messaggio e certifica l’avvenuta consegna conferendo al processo di consegna dei messaggi valore legale nel rispetto del quadro normativo DPR 11/2/2005, n. 68 e DPCM 2/11/2005 disponibile presso il sito del CNIPA
  • permette di inviare/ricevere con un elevato livello di sicurezza e con dei livelli di servizio garantiti un documento informatico per posta elettronica

A chi si rivolge il servizio

  • Professionisti inscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello stato che dovranno gestire le comunicazioni con la Camera di Commercio ed enti pubblici attraverso la posta elettronica certificata. Tale strumento inoltre potrà essere utilizzato anche in alternativa alla vecchia raccomandata postale, ottimizzando così tempi, evitando code agli sportelli.
  • Aziende che dovranno dotarsi di un indirizzo di posta certificata da indicare già al momento della domanda di inscrizione al registro delle imprese. La posta elettronica certificata potrà essere utilizzata in sostituzione della posta cartacea, ottimizzando le comunicazioni formali con clienti, partner e fornitori.
  • Enti della Pubblica Amministrazione che desiderano inviare comunicazioni ufficiali verso le altre PA oppure verso i cittadini, con conseguente risparmio in termini di tempi e costi.

L’attivazione di caselle di posta elettronica certificata è prevista per queste tipologie di soggetti dall’ articolo 16 del Decreto-Legge N.185 del 29 Novembre 2008, “ Riduzione dei costi amministrativi a carico delle imprese”.

* Privati che desiderano ottimizzare il proprio tempo e risparmiare in spese postali; la posta elettronica certificata è aperta 24 ore su 24 e non prevede neanche un minuto di coda!

Principali benefici della posta certificata

Aderendo all’offerta di Posta Elettronica Certificata si potrà sostituire la raccomandata, il fax o altri strumenti tradizionali per effettuare

  • Trasmissioni di documenti alle Pubbliche Amministrazioni (per ottemperare ad esempio al recente quadro normativo sulla richiesta di accertamento tributario e al codice dell’amministrazione digitale)
  • Invio di ordini, contratti, fatture
  • Convocazioni di Consigli, Assemblee, Giunte
  • Inoltro di circolari e direttive
  • Gestione di gare di appalto
  • Gestione delle comunicazioni ufficiali all’interno di organizzazioni articolate a “rete” (franchising, agenti, eccetera)
  • Integrazione delle trasmissioni certificate in altri prodotti come ERP, paghe e stipendi, protocollo, gestori documentali, workflow

Offerta casella di posta certificata :

  • PCERT – @pcert.it – € 15,00 + iva / anno
  • Aruba – link ai prezzi

Articolo completo da HostingSolution;

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Pane e PEC per tutti

Roma – Il Ministro Brunetta è uomo di parola e, soprattutto, di azione ragion per la quale dopo aver annunciato che avrebbe regalato una “casella di PEC” a tutti i cittadini italiani lo ha fatto sul serio e ora si avvia a trasformare la promessa in realtà.

Nei giorni scorsi, infatti, la Conferenza unificata Stato-Regioni ha approvato – peraltro formulando alla Presidenza del Consiglio dei Ministri talune raccomandazioni tutt’altro che secondarie – lo schema di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il quale verranno disciplinati termini e modalità attraverso i quali i cittadini italiani potranno accedere all’atipico regalo che il Ministro intende far loro.

Articolo completo da Punto Informatico;

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“A breve tutti i cittadini italiani potranno ricevere gratuitamente una casella di posta elettronica certificata (PEC)”

Lo Stato Italiano regalerà a chi ne farà richiesta le caselle di posta elettronica certificata (PEC). Qualche giorno fa è stato infatti approvata la proposta di Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che disciplina la materia specifica.

In dettaglio si legge nell’art. 16 bis del D.L. n. 185 del 29 novembre 2008 che non solo sarà assegnato un indirizzo di PEC a coloro che ne faranno domanda (direttamente o tramite l’affidatario del servizio), ma anche “l’attivazione della PEC e le comunicazioni che transitano per la predetta casella di PEC sono senza oneri per il cittadino”.

Articolo completo da Tom’s Hardware;

Dal 2010 presentare ricorso ai Giudici di Pace per una multa costerà dai 30 ai 70 euro

21 dicembre 2009

di Gianluca

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Dal 2010 presentare ricorso al Giudice di Pace per contestare una multa/contravvenzione costerà dai 30 euro (come versamento unificato) ai 70 euro per le multe di importo da 1.100 a 5.200 euro.

Questa (brutta, ndr) novità – riportata dall’Asaps – è contenuta nel testo della Finanziaria 2010 approvata ieri.

Con questa voce ritorna la cauzione sui ricorsi, decisa nel 1993 al momento dell’entrata in vigore del Nuovo Codice della strada e cancellata solo nel 2004 dalla Corte Costituzionale perché secondo la sentenza “Viola il diritto alla difesa ed è irragionevole con le caratteristiche del ricorso, che è gratuito e deve essere semplificato al massimo”.

Articolo completo da MotoBlog;

Delitto di Garlasco: Alberto Stasi assolto, non ha ucciso Chiara Poggi

18 dicembre 2009

di Daniele Particelli

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Alberto Stasi è stato assolto. Il gup di Vigevano Stefano Vitelli, dopo cinque ore di camera di consiglio, ha stabilito che il giovane non è l’assassino di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco, in provincia di Pavia.

Si è così concluso un calvario durato più di due anni e ben 24 udienze. Stasi, con le lacrime agli occhi, ha esclamato: “Lo sapevo: hanno riconosciuto che ho sempre detto la verità. Sono uscito da un incubo.”

Articolo completo da CrimeBlog.It;

Idiozia, pazzia o terrorismo … il risultato non cambia: è un vile attacco ad un uomo compiuto da un altro uomo

14 dicembre 2009

Aggressione Berlusconi, Tartaglia: “Attratto dalle urla dei contestatori”

Piena confessione di Massimo Tartaglia: il grafico ha raccontato agli investigatori di essersene andato prima della fine del comizio ma di essere stato attratto dalle urla dei contestatori; nella sua borsa trovati diversi oggetti contundenti.

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Quattro ore di interrogatorio per Massimo Tartaglia, il grafico che nella serata di domenica 13 dicembre ha aggredito a Milano Silvio Berlusconi.

Tartaglia, che nella notte è stato trasferito nel carcere di San Vittore, ha confessato ed ha spiegato agli inquirenti che le motivazioni del suo gesto sono politiche: forte dissenso dalle posizioni del Pdl e in particolare del presidente del Consiglio.

Articolo completo da BlitzQuotidiano;

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Berlusconi: Tartaglia fermato da due abruzzesi

Berlusconi: Tartaglia fermato da due abruzzesi

LANCIANO (CH) – Due giovani abruzzesi sono stati testimoni oculari in Piazza Duomo a Milano quando Berlusconi e’ stato colpito al volto con una miniatura del Duomo da Massimo Tartaglia. Si tratta di Giampiero Iannone, 28enne, e Pierluigi Peri, 24enne.

“Prima ero al lato del palco – racconta Giampiero- siccome conosco le abitudini del presidente del Consiglio, che al termine dei comizi si avvicina alla gente, mi sono sistemato dietro al palco, dove stringeva le mani.

La stava dando proprio a me mentre scattavo le foto, quando l’ho visto accasciarsi a terra. Giratomi ho visto questa persona con una giacca grigia, che ha tentato una fuga. E’ stato il mio amico, Pierluigi a indicare l’aggressore alle guardie del corpo e a fermarlo.

Articolo completo da NotiziarioItaliano;

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Silvio Berlusconi aggredito: la scorta ha fallito?

di Gabriele Ferraresi

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Berlusconi aggredito tg2Ieri Massimo Tartaglia, uno squilibrato di Cesano Boscone, ha aggredito in piazza del Duomo a Milano Silvio Berlusconi, attuale capo del Governo.

Berlusconi, dopo il suo discorso, stava facendo il consueto bagno di folla, e tra i tanti applausi è apparsa anche la mano dell’attentatore, che ha tirato al Presidente del Consiglio una statuina del Duomo di Milano. E la scorta?

La scorta ha fallito miseramente: ed è strano, perché Berlusconi è seguito da  

Articolo completo da CrimeBlog.It;

Personalmente mi dissocio da quanto nel titolo dell’articolo, che riporto come parte della cronaca.
Il lavoro che svolgono questi operatori professionisti, merita il massimo plauso.
Quanto fanno di cui non si sa nulla ? Troppo facile puntare il dito e dare giudizi.

Con immutata stima agli addetti alla sicurezza del Premier
Franco

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Il doppio errore nel sistema di protezione

Una falla nell’ultimo cerchio della scorta. La Questura aveva avvertito: possibili incidenti

ROMA — Una ventina di uomini schierati in doppio anello per fare scudo mentre è in mezzo alla folla. La falla nel dispositivo di si­curezza di Silvio Berlusconi si è aperta nel cer­chio più stretto, quello che ha il compito di proteggerlo dalle eventuali aggressioni diret­te o dal lancio di oggetti.

Il dispositivo deve essere a maglie strettissi­me perché nel contatto con la folla il rischio altissimo è quello di un ordigno oppure un colpo d’arma da fuoco. Ma in piazza del Duo­mo qualcosa non ha funzionato e dopo il feri­mento provocato da Massimo Tartaglia c’è sta­to quello che i tecnici ritengono sia stato il se­condo errore.

L’auto con il presidente del Con­siglio è infatti rimasta ferma, Berlusconi è ad­dirittura sceso e ha mostrato il volto insangui­nato. In caso di pericolo la personalità dovreb­be invece essere portata immediatamente via per scongiurare rischi maggiori.

Articolo completo da Corriere della Sera;

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Otto «moschettieri» e auto corazzate: la scorta privata di Berlusconi

Maestri di arti marziali, ex paracadutisti del «Tuscania». Il leader protetto anche dalle forze dell’ ordine Otto «moschettieri» e auto corazzate: la scorta privata di Berlusconi MILANO – Doppia tutela. Le spalle coperte da quella privata, la strada aperta da quella pubblica.

Silvio Berlusconi conta su un sistema di sicurezza con pochi precedenti nella storia italiana: ci sono sia le bodyguard caratteristiche di un grande imprenditore, sia gli agenti speciali che scortano gli ex presidenti del Consiglio. Ma anche su questo fronte, il Cavaliere ha sempre prediletto gli uomini di fiducia e i mezzi di proprietà.

A partire dalle automobili. È stato l’ unico inquilino di Palazzo Chigi a non utilizzare le Lancia presidenziali: si muoveva solo sulle sue Mercedes corazzate. Nel 1994 cercò di creare un’ unità speciale per la protezione del premier forte di 400 persone. Ma oggi come allora, la scorta a distanza ravvicinata è affidata a una squadra di uomini della sua vigilanza personale. Sono in otto ad alternarsi in questo compito.

La selezione segue i criteri utilizzati per il Gis, il Gruppo intervento speciale dei carabinieri. E infatti la maggioranza proviene dai ranghi dell’ Arma: ex paracadutisti del Tuscania, il battaglione di punta nelle missioni internazionali e nella protezione delle personalità di Stato. Tutti maestri di arti marziali, tutti esperti di tiro, spesso provenienti dal Nord Italia. Il look è impeccabile: si mimetizzano perfettamente con l’ entourage.

Mai un’ arma in vista, mai una cravatta stonata, vietati occhiali e pettinature da gorilla hollywoodiano. Solo in occasione di comizi e bagni di folla, vengono traditi dall’ auricolare delle trasmittenti che li collegano al caposquadra. Gli otto «moschettieri» di Berlusconi sono l’ élite di un reparto più grande, che difende anche i familiari del Cavaliere e le loro residenze.

Solo il nucleo centrale è composto da specialisti ingaggiati direttamente; gli altri vengono «affittati» a seconda delle esigenze e del livello di pericolosità. Nessuno sa quanti siano. Anche perché talvolta vengono affiancati da altri dipendenti Fininvest, che come tutte le grandi imprese ha una società specializzata per la sicurezza aziendale. Ovviamente i dati sul «Consorzio Vigilanza» sono segreti.

Articolo completo da Corriere della Sera;

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Rischio-mitomani segnalato dai Servizi. Copasir: chiarire cosa non ha funzionatodi

di ALBERTO CUSTODERO

ROMA – “Il rischio di un’aggressione da parte di mitomani era stato da tempo annunciato dai servizi di sicurezza. Al Copasir attendiamo una relazione dettagliata sull’esatta dinamica dell’aggressione a Berlusconi per verificare come mai i servizi segreti, deputati alla sicurezza del presidente del consiglio, non abbiano garantito in questo caso la sua incolumità”.

Emanuele Fiano, deputato pd e componente del Comitato parlamentare per il controllo dell’intelligence, vuole vederci chiaro sull’aggressione di ieri a Berlusconi. Era stato lo stesso Fiano a metà ottobre, a presentare un’interrogazione urgente sull’allarme attentati al Cavaliere dopo aver letto a metà ottobre su Repubblica, la preoccupazione di Berlusconi di essere colpito durante un comizio.

In quel periodo, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, “profondamente turbato”, aveva sollecitato un intervento della magistratura per mettere sotto inchiesta i gruppi Facebook intitolati “Uccidiamo Berlusconi”. La procura di Roma aveva avviato un’indagine per minacce, mentre il gestore americano del social network aveva imposto di cancellare solo il titolo (giudicato offensivo), ma non i contenuti, ritenuti innocui.

Articolo completo da Repubblica;

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Berlusconi, Tartaglia e il “popolo di Facebook”

di Giacomo Dotta

Berlusconi, Tartaglia e il "popolo di Facebook"

In poche ore Massimo Tartaglia è divenuto fulcro tanto per gruppi anti-Berlusconi, quanto per gruppi pro-Berlusconi. Ed ora sono già in molti a puntare il dito contro Internet e contro Facebook, quali ricettacoli di odio: si chiede vigilanza e censura

Il popolo di Facebook ha creato gruppi pro-Tartaglia, il popolo di Facebook ha istigato gesti violenti, il popolo di Facebook ha commesso apologia di reato, il popolo di Facebook ha glorificato un violento. Queste le tante reazioni il giorno dopo l’aggressione a Silvio Berlusconi, che abbiamo monitorato online fin dalla prima ora. Sono molti i giornali pronti a sottolineare la reazione che “il popolo di Facebook” avrebbe avuto fin dai primi attimi successivi ai fatti di Milano. Con un peccato originale, però, nella definizione: il “popolo di Facebook”, semplicemente, non esiste.

Per superficialità di approccio l’utenza che si esprime su Facebook viene giudicata alla stregua di un gruppo organizzato, identitario, organicamente legato da principi in realtà totalmente assenti. Dopo i primi moniti, infatti, già vi sono accuse precise e le prime richieste di “oscuramento”. Corriere della Sera: «Il popolo della rete è tornato a farsi sentire. Dopo i gruppi nati su Internet nel 2004 a sostegno del treppiede lanciato contro il premier Berlusconi in piazza Navona, anche ieri, a meno di un’ora dall’aggressione, su Facebook si sono moltiplicati gli schieramenti pro e contro Massimo Tartaglia.

Più di 270 i gruppi e oltre ventimila i fan [...]. Entusiasmo, facile ironia, in alcuni casi tifo da stadio. [...] Gianfranco Rotondi si è espresso sull’accaduto: “L’inno a Tartaglia su Facebook è il segno della barbarie in cui è precipitato il Paese. [...] Roberto Maroni ha chiesto un rapporto alla polizia Postale di cui discuterà oggi durante l’incontro con il prefetto di Milano per fare chiarezza “sul clima di odio alimentato anche dai siti”».

Articolo completo da WebNews;