di VITTORIO ZAMBARDINO
Dalla Provincia di Milano alle Poste, aumentano i “filtri” al sito di social network. A Bologna bloccate chat e programmi di telefonia via internet. A Napoli è contingentato.
Aziende in guerra con Facebook “Distrae, meglio oscurarlo”
Sono quasi 4700 gli aderenti al gruppo “Cazzeggio al lavoro con Facebook”. Molti? Pochissimi: 200 mila per una petizione anti Gelmini, più di 50 mila per il gruppo “Silvio, sei hai i capelli è per merito della ricerca”.
E però si vede che i cazzeggiatori alla scrivania sono molti di più di questi autodenunciati, se Poste Italiane si è decisa a negare l’accesso al sito di social network per i suoi dipendenti, se in Regione Lombardia e Veneto si medita di fare la stessa cosa, e se al comune di Napoli l’hanno razionato.
Un’ora al giorno, suddiviso in frazioni di 10 minuti l’una. E a Facebook va già bene: il blog di Beppe Grillo è completamente inibito alla visione dei dipendenti comunali napoletani.
All’elenco si aggiunge la provincia di Milano, che blocca, e il mistero della Regione Campania, dove alcuni computer riescono a “vedere” Facebook ma altri non ce la fanno.
E se a Bologna nessuno si sogna ancora di “oscurare” il sito di social network, prediletto dai candidati alle primarie per la scelta del candidato sindaco, è pur vero che sia qui che altrove esistono da anni filtri che bloccano sia le chat che i programmi di telefonia via Internet.
Quello Skype, che per funzionare ha bisogno della stessa tecnologia che permette di scaricare musica e film dalla rete. Contro corrente Torino-comune: proibiti solo porno e giochi d’azzardo.
Articolo completo da Repubblica