Maurizio Lastrico a Zelig – Camporella
2 febbraio 2011Camporella
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Nel pieno di una sera tarda e afosa
io e la dama mia sulla vettura
giungemmo in camporella in zona ascosa
poich’ella del guardon tenea paura
primanco di sganciar lo tieniseno
i vetri a gazzettar ebbi gran cura
con fame astinenzial di mesi almeno
tuffommi in su di lei ma porca vacca
mi pianto nello sterno il manual freno
il trauma intercostal l’ardor non fiacca
ma impervio è il fornicar entro sta panda
dannata imitazion di fiat polacca
a un tratto lei a me: “alcun ci guarda”
e scorgo tra i giornal mettendo a foco
un uomo in ravanar dentro a mutanda
“ma vatti a spippetar in altro loco”
consiglio allo zozzon che fugge lesto
“e infodera l’augel che intanto è poco”
scacciato il peccator in buio pesto
mi sgrida un campanil che è mezzanotte
“orsù concretizziam che m’alzo presto”
“pulcin “ sussurro a lei “belle guanciotte”
ma lei risponde a me subitamente
“appellami baldraccia e dammi botte”
giacchè tal perversion la fa gaudente
mi adopro a mulinar sfanculi e calci
“aumenta” implora lei “non sento niente”
mi aggrappo alli giornali atti a pararci
lo roseo gazzetton m’annuncia il lutto
lo nostro centravanti vuol lasciarci
notizia bromurale che spenge tutto …