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Uomo infettato da virus per PC, il futuro è oggi … si delle balle

27 maggio 2010, scritto da Franco


Ricercatore si vanta di essere il primo uomo infettato da un virus informatico. I media abboccano

Le ragioni della derisione sono semplici. Gasson si è impiantato in una mano un normale chip sottocutaneo RFID del tipo utilizzato per identificare gli animali domestici. Sul chip, al posto dei normali dati identificativi, ha scritto il codice di un virus informatico.

Questo genere di RFID è un aggeggio minuscolo (foto qui sopra) che non ha alcuna interazione con il corpo. Se ne sta lì, sotto la pelle, e basta: se interrogato da un apposito scanner, risponde trasmettendo i propri dati. È un parente dei dispositivi antitaccheggio dei supermercati. Non infetta l’organismo che lo ospita. Per cui parlare di “primo uomo infetto da virus per PC” è una sciocchezza totale.

Avere un RFID sotto pelle in questo modo è esattamente come averlo cucito dentro la fodera della propria giacca: è semplicemente un po’ più difficile da perdere. Ma attira infinitamente di più l’attenzione dei media, come nota Graham Cluley.

Specialmente se si annuncia che questa tecnologia potrebbe permettere a presunti hacker di attaccare informaticamente il pacemaker di una vittima e che un RFID infetto potrebbe propagare l’infezione informatica ad altri RFID. Qui la sciocchezza diventa ancora più grossa.

Articolo completo da Il Disinformatico;

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di Manolo De Agostini

Uno scienziato si è impiantato un chip RFID infetto nel braccio per dimostrare che i super-uomini del futuro saranno soggetti ai virus informatici. Il corpo umano diventerà una porta d’accesso per infettare altri sistemi.

Uno scienziato britannico, il dottor Mark Gasson, è diventato il primo uomo a essere stato infettato da un virus per computer. L’esperto di cibernetica dell’Università di Reading si è deliberatamente impiantato nella mano un chip RFID infettato da un virus per computer. L’atto sconsiderato (direbbero alcuni) è stato fatto per dimostrare come dispositivi bionici impiantabili sono suscettibili ai virus digitali.

Il chip RFID (identificazione a radio-frequenza) emette un segnale, permette all’uomo di accedere ad alcune parti del proprio laboratorio e interagire con il proprio cellulare. I chip RFID non sono una novità recente, c’è anche chi come il dottor Gasson se l’è fatto impiantare per aprire le porte elettroniche di casa.

Gasson e i suoi colleghi hanno mostrato quanto potrebbe essere pericoloso un virus creato ad hoc. “Hanno messo il virus nel chip RFID situato nel polso del dottore e Gasson è andato al suo laboratorio – quando i computer del laboratorio hanno letto il codice, il virus si è intrufolato nel database ha iniziato a replicarsi. È stato capace di replicarsi anche sulle carte magnetiche usate per accedere al laboratorio dai colleghi di Gasson”, scrive PCWorld.

Articolo completo da Tom’s Hardware;

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