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Metti un nanotubo nel motore

11 marzo 2010, scritto da Franco


di Luca Annunziata

Il grafene si rivela anche capace di produrre elettricità. Dal calore. Lo hanno scoperto al MIT, e adesso pensano a come introdurre una tecnologia derivata in apparecchi dalle dimensioni ridotte

Roma – Un nanotubo “in fiamme” per generare elettricità: i ricercatori del MIT, guidati dal professor Michael Strano, hanno scovato un nuovo campo di utilizzo per il derivato del carbonio. Dopo circuiti elettronici di ogni tipo, ora il grafene potrebbe fare il suo debutto anche nel campo degli accumulatori d’energia, con un’efficienza e una efficacia capaci (come ormai abitudine per questo materiale) di far impallidire le soluzioni precedenti.

“La densità di energia è alta” conferma Strano, arrivando a ipotizzare una capacità 100 volte superiore a quella delle attuali batterie agli ioni di litio.

Inoltre, al contrario delle batterie e dei condensatori, non dovrebbero sussistere i fastidi tipici legati alle correnti parassite e di autoscarica: in questo modo, elenca il ricercatore, “apparecchi per la diagnosi medica, transponder, segnalatori, razzi e satelliti, e ogni altro apparecchio a basso assorbimento” potrebbe incorporare questa nuova fonte di alimentazione.

In prospettiva, sensori microscopici e nanomacchine alimentate potrebbero circolare nel sistema circolatorio umano per scopi medici

Articolo completo da Punto Informatico;

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