Google VS Cina, il day after
di Alfonso Maruccia

All’indomani della clamorosa presa di posizione di Mountain View nei confronti di Pechino, fioccano le reazioni. Parlano i politici, l’amministrazione Obama si schiera ed emerge la consuetudine degli attacchi made in China
Roma – Se Google voleva sollevare un vespaio politico-economico nei confronti dei frequenti cyber-attacchi alle organizzazione occidentali provenienti dalla Cina, si può dire che il risultato sia stato pienamente raggiunto. Nelle ore seguenti la dura presa di posizione del Googleplex sugli attacchi subiti dagli account Gmail di alcune utenze sensibili, le reazioni della politica e non solo sono tutte sulla stessa lunghezza d’onda di Mountain View.
Il governo cinese risponde barcamenandosi tra la legittimità legale della muraglia digitale su Internet e l’apertura di qualche spazio di mediazione per un possibile compromesso.
La politica prima di tutto: con Google si schiera apertamente l’amministrazione Obama, con importanti rappresentanti del potere esecutivo che si dicono “preoccupati” (il Segretario al Commercio Gary Locke) e chiedono al governo cinese di spiegare la propria posizione e rispondere alle questioni sollevate da Google (il Segretario di Stato Hillary Clinton).
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