Il cervello del gatto clonato in un chip
di Giovanni Caprara

foto tratta da BP BlogSpot
Lo studio degli scienziati Ibm e della Stanford University. «Daremo ai robot la facoltà cognitiva». «Tra dieci anni realizzeremo anche quello umano»
MILANO — Il gatto non dovrebbe avere più segreti perché in laboratorio hanno ricostruito in modo artificiale il suo cervello simulandone il funzionamento. Lo scopo, però, non è conoscere meglio il domestico felino ma decifrare i meccanismi cerebrali dei mammiferi per arrivare, in futuro, a riprodurre, quelli umani.
Meta ambiziosa ma non impossibile, a detta dei ricercatori. Il passo è stato compiuto dagli scienziati del centro di ricerca dell’Ibm di Almaden (Usa) con i colleghi della Stanford University e del Lawrence Livermore National Laboratory.
In pratica, utilizzando il supercomputer «Blue Gene» del Livermore hanno riprodotto e messo in azione la corteccia cerebrale di un gatto con un miliardo di neuroni e diecimila miliardi di connessioni sinaptiche. Il supercomputer coinvolto è il quarto più potente del mondo ed ha impegnato tutte le 147.456 unità di elaborazione (Cpu) di cui dispone assieme alla prodigiosa memoria di 144 mila miliardi di byte, centomila volte superiore a quella di un nostro computer.
La simulazione ha permesso di «vedere » come lavorano i neuroni del gatto senza tuttavia riprodurre la loro velocità d’azione, in tal caso non necessaria.
IL PROGETTO SYNAPSE – Adesso la Darpa, l’agenzia di ricerca del Pentagono, ha finanziato il progetto Synapse con 16 milioni di dollari attraverso il quale lo stesso gruppo di ricercatori, più altri di varie università americane (Cornell, Columbia, Wisconsin e California) costruiranno un chip in grado di funzionare come il cervello di un gatto con tutte le sue capacità.
E il chip, operando non come i computer tradizionali ma in modo più flessibile e tollerante degli errori, aggiungerà intelligenza alle macchine più svariate. «La barriera da superare per dare ai robot la facoltà della cognizione umana — dice Giulio Sandini dell’Istituto italiano di tecnologia — è quella di riuscire a comprendere come percepire gli stimoli esterni e da questi produrre una decisione conseguente, quindi un’azione in un certo modo consapevole ».
Questo è appunto l’obiettivo dichiarato dai protagonisti del simulatore felino. «Entro dieci anni — promettono — realizzeremo anche quello dell’uomo»
Articolo completo da Corriere della Sera;
novembre 20th, 2009 at 15:10
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