Il chip quantistico è realtà

foto tratta da Tecnonews
Roma – Chi è arrivato prima nella corsa alla realizzazione del chip quantistico, i canadesi o gli americani? La società D-Wave Systems di Burnaby, British Columbia sostiene da tempo di essere stata la prima a sviluppare questo genere di circuiteria avanzata, ideale viatico per la costruzione di una nuova industria elettronica capace di trasformare in realtà i sogni di potenza oltre ogni più rosea fantasia del quantum computing.
Ma nell’ambiente della ricerca i risultati di D-Wave non vengono presi molto sul serio, mentre il recente lavoro degli scienziati della Yale University appare più concreto e sarebbe dunque da assegnare a loro il primato della realizzazione di un “quchip” funzionante.
Quantomeno quelli di Yale sono i primi a guadagnarsi una “peer review” su una pubblicazione rispettabile come Nature, cosa che dovrebbe funzionare da garanzia del lavoro dei ricercatori e da conferma dei risultati ottenuti.
All’atto pratico questi risultati si misurano in un chip composto da 2 qubit (o quantum bit), ciascuno composto da miliardi di atomi di alluminio. Grazie alla proprietà dei quanti di energia, un qubit è in grado di mantenere lo stato di 0, 1 o un “super-stato” che li contenga entrambi.
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