Ho trovato questa lettera di un lettore su una rivista che tratta di armi.
Non ne ricordo il nome ne in quale numero fosse.
Sarei grato se qualcuno leggendo e riconoscendo il testo, potesse darmi queste informazioni, poichè vorrei chiedere il permesso alla testata di pubblicare per intero la lettera senza problemi di coryright.
Ho deciso di proporre per intero la lettera perchè secondo me è una disamila lucida e intelligente sulla questione delle armi e delle ipocrisie che vi gravitano attorno.
Franco
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Egregio direttore, ora che le luci sul problema “sicurezza” pare vadano gradualmente attenuandosi, un profondo senso d’amaro in bocca caratterizza il mio sentire e nasce dalla certezza che non siano stati centrati né il problema né la soluzione.
Uno Stato non può dirsi democratico fino a che non ha garantito ai cittadini (onesti) la piena fruizione dei loro diritti. Non basta, infatti, elencare quali essi siano, ma è necessaria al contempo la loro piena disponibilità.
Tra gli inviolabili diritti del cittadino rientra quello alla difesa da ingiuste aggressioni e, di conseguenza, non se ne avrà piena disponibilità fino a quando non sarà un diritto soggettivo anche quello d’armarsi per poterlo attuare.
Purtroppo la concezione statalista accentratrice che è il vero fondamento dello Stato italiano (altro che “lavoro”…), frutto degli inconciliabili equilibrismi e compromessi ideologici su cui è costruita la Costituzione del dopoguerra, nell’ambito della piena fruibilità del diritto a difendersi è assolutamente sorda e tirannica (e quindi antidemocratica).
Infatti, pur dichiarandosi, correttamente quello alla difesa da aggressioni ingiuste un diritto, di fatto se ne impedisce, poi, con una lunga sequela di norme (spesso varate quando ancora l’attuale Costituzione nemmeno esisteva e, quindi, palesemente in contraddizione con essa) e relativa giurisprudenza, la concreta fruizione.
Ciò viene attuato mediante l’attribuzione allo Stato dell’esclusiva potestà a garantire la sicurezza dei cittadini (da aggressioni ingiuste) estesa fin nel loro privato specifico, ben sapendo, d’altro canto, che lo Stato stesso non potrà mai avere per principio, né al presente, né al futuro, alcuna concreta possibilità di farlo.
In questo modo, l’ambiguità di fondo basata su di una concezione di Stato ideologicamente totalitaria, ma con la maschera democratica, mette il cittadino alla mercé assoluta sia dei delinquenti (che anche se delinquono vengono messi sul medesimo piano degli aggrediti), sia dello Stato stesso, sotto forma di arbitrii, nepotismo e vessazioni, perpetrate dai suoi molteplici apparati.
In questo modo un diritto inviolabile come quello alla difesa viene relegato nell’ambito della pura teoria e il cittadino si ritrova completamente inerme di fronte a tutti. Il problema della sicurezza, dunque, non si risolve moltiplicando a dismisura gli apparati dello Stato e quelli che più o meno volontariamente fanno comunque sempre capo ad esso, ma garantendo ai cittadini il diritto soggettivo ad armarsi e la conseguente piena scriminante quando operino per la loro legittima difesa.
Non si tratterebbe, dunque, di un’abdicazione dello “stato di diritto”, ma dell’abbattimento di quelle ingiuste barriere ideologico-normative che tuttora impediscono al cittadino di poter disporre pienamente del suo diritto riducendolo di fatto ad un soggetto perennemente dipendente, timoroso e ossequiente e non certo elevandolo al rango di persona libera nel senso pienamente democratico del termine.
Quando ci sarà qualcuno che si prenderà veramente a cuore i diritti dei cittadini e non la Sua carriera politica o le sue fallimentari e deleterie finalità ideologiche? Questo è ciò che si deve fare per la vera pace e la vera sicurezza sociale, il resto è solo fumo!
Giovanni Cominelli – Nuvolera (Bs)