La dottrina Sarkozy è incostituzionale
di Gaia Bottà
Roma – La ghigliottina è stata disinnescata: il Consiglio Costituzionale francese ha stabilito che il testo della dottrina Sarkozy non è compatibile con il dettato della Costituzione. Le disconnessioni non si abbatteranno sul capo dei cittadini della Rete colti dall’industria nello scambio di contenuti senza l’autorizzazione del detentore dei diritti.
Sono stati respinti i cardini della Loi Création et Internet: HADOPI, l’autorità indipendente incaricata di giudicare i cittadini della rete individuati dall’industria dei contenuti con la mediazione dell’indirizzo IP, e le disposizioni con cui si attribuiscono ad HADOPI il compito di vigilare e disconnettere rappresenterebbero una violazione dei diritti dei cittadini francesi. Per questo motivo gli articoli del testo di legge che introducevano queste misure sono stati stralciati dalle autorità.
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Parigi, cilecca sul terzo colpo
di Gaia Bottà
Roma – Internet è un diritto fondamentale del cittadino: per questo motivo un’autorità indipendente non potrà disporre il taglio delle connessioni nel nome della tutela del diritto d’autore. La dottrina Sarkozy, approvata dal legislatore francese, è stata respinta dal Consiglio Costituzionale.
Il suo testo definitivo approvato dal legislatore francese calpesta i diritti dei cittadini della rete.
Il vaglio di costituzionalità era stato richiesto da una frotta di deputati socialisti dopo una travagliata approvazione del testo da parte dell’Assemblea Costituzionale e del Senato.
La legge, fortemente voluta dal Presidente Sarkozy, intendeva rispondere alla condivisione illecita di operare protette dal diritto d’autore con quello che il ministro della Cultura Christine Albanel aveva definito approccio pedagogico: l’industria dei contenuti avrebbe scandagliato i circuiti del P2P alla ricerca di indirizzi IP che si macchiassero delle violazioni, indirizzi IP consegnati ai fornitori di connettività affinché venissero tradotti nel nome dell’abbonato.
L’abbonato, responsabile di vigilare sull’uso della connettività fatto del proprio nucleo familiare, dai propri colleghi, da anonimi piggybacker, sarebbe stato bersaglio di missive deterrenti inviate dagli ISP, investiti del compito dall’HADOPI, l’autorità indipendente istituita per giudicare i netizen.
Il terzo movimento della risposta graduale sarebbe stato il taglio della connettività, inferto all’abbonato recidivo senza che si potesse svincolare del contratto e dal pagamento: una misura dissuasiva, si stimava, su cui l’HADOPI si sarebbe dovuta esprimere un migliaio di volte al giorno.
L’abbonato non avrebbe avuto la possibilità di contestare la sanzione: solo dopo la disconnessione avrebbe potuto battere la strada del ricorso.
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Dottina Sarkozy, le lettere non bastano
di Gaia Bottà
Roma – Comunicare agli utenti che l’indirizzo IP correlato al proprio abbonamento sia stato colto a violare il diritto d’autore non sarebbe una misura efficace per dissuadere i condivisori. Ad aver sondato il terreno è una ricerca commissionata a Entertainment Media Research dallo studio legale Wiggin, condotta su un campione di 1500 cittadini della rete britannici.
Una risposta graduale alla condivisione illegale di contenuti online che non culmini nelle disconnessioni non farebbe paura ai cittadini della rete. Solo il 33 per cento degli intervistati ha dichiarato che smetterebbe di attingere ai contenuti che rimbalzano in rete senza il consenso dei detentori dei diritti nel momento in cui ricevesse una comunicazione inviata dal proprio provider e innescata da un rastrellamento di indirizzi IP da parte dell’industria dei contenuti.
Diverso l’atteggiamento fotografato lo scorso anno da un’altra ricerca condotta dalla stessa Entertainment Media Research: il 70 per cento della platea dei netizen britannici aveva mostrato di lasciarsi intimorire dalla semplice missiva dell’ISP. Ma il dibattito sulla risposta graduale alla pirateria allora era solo agli albori: il Regno Unito auspicava di far desistere con questo strumento 8 condivisori su 10.
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La dottrina Sarkozy è incostituzionale, e basta. “Il Consiglio Costituzionale francese ha censurato la legge Hadopi”
di Dario D’Elia
La dottrina Sarkozy è stata respinta dal Consiglio Costituzionale francese. In pratica, quel testo che era stato approvato dall’Assemblea Nazionale, poi emendato dalla commissione mista paritaria e infine accolto positivamente dal Senato, è stato riconosciuto incostituzionale.
I deputati socialisti che ne avevano richiesto il vaglio erano convinti infatti che vi fossero rischi per i diritti civili dei cittadini. Il Consiglio Costituzionale francese ha rilevato nella “Loi Création et Internet” gravi violazioni delle libertà di comunicazione e di espressione. Insomma, l’accesso ad uno strumento così importante come il web può essere vietato solo ed esclusivamente dall’autorità giudiziaria – e non certamente da un service provider o altre entità private.
Il “garante” della Costituzione d’oltralpe ha comunque riconosciuto la bontà dell’intento. Secondo i giudici, un sistema di alert applicato al P2P potrebbe svolgere un ruolo chiave nella sensibilizzazione degli utenti al problema delle violazioni del copyright.
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Incostituzionale la legge-ghigliottina francese antipirateria HADOPI. Che sorpresa
La legge francese HADOPI, che prevedeva la disconnessione da Internet e l’immissione in lista nera, senza processo, per chiunque fosse stato semplicemente accusato tre volte di aver scaricato materiale vincolato dal diritto d’autore, è stata respinta dal Consiglio Costituzionale francese.
Si è capito, magari un tantinello in ritardo, che “il principio della presunzione d’innocenza è più importante dei piani demenziali delle industrie dell’intrattenimento per prolungare artificialmente i loro modelli obsoleti”, come scrive BoingBoing.
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