di Giuseppe Cutrone

Importante sentenza del Tribunale di Roma che, chiamato a dirimere la questione relativa alle accuse mosse da alcuni rappresentanti dell’industria discografica verso una signora romana, ha deciso che non è sufficiente conoscere l’indirizzo IP di un utente per identificare con certezza chi sia stato a commettere un eventuale atto illecito inerente lo scaricamento di materiale protetto.
Una sentenza che, è bene precisarlo, è limitata al caso in questione e non ha quindi carattere generico, ma ciò che è importante è che la Corte, in questo caso, sembra aver usato una certa dose di “senso di responsabilità”, evitando di procedere “alla leggera”, come invece spesso capita in casi in cui si tratta, nelle aule giudiziarie, di filesharing e simili.
La Corte romana ha quindi dato rilievo al fatto che essere titolari di una connessione Internet, per mezzo di cui si è scaricato o condiviso materiale illegale, non implica automaticamente che la responsabilità penale di tale comportamento sia a proprio carico.
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