Einstein: solchi anomali nel cervello
Ultima ipotesi sul «segreto» del genio: una forma diversa dell’encefalo nella parte associata ai numeri.

Albert Einstein (Ansa)
MILANO — La genialità di Albert Einstein forse ha lasciato traccia nel suo cervello. Con questa convinzione la paleoantropologa Dean Falk dell’Università della Florida ha elaborato e studiato le immagini della materia cerebrale del grande scienziato arrivando a una conclusione che giudica «interessante».
Sui lobi parietali normalmente associati alle abilità matematiche e alla cognizione spaziale e visuale la scienziata ha identificato in superficie una dozzina di variazioni rispetto alla norma.
Sono rilievi e solchi che fanno pensare ad una riorganizzazione diversa dagli standard e frutto ipotizzabile delle straordinarie capacità intellettuali. Dean Falk è una illustre studiosa dell’evoluzione cerebrale dei primi uomini, dei quali ha indagato anche le origini del linguaggio e le doti cognitive.
Ora applicando le stesse tecniche ha voluto esplorare quanto è rimasto della preziosa materia grigia appartenuta al fisico più grande del Ventesimo secolo che ha rivoluzionato l’idea dello spazio e del tempo.
Articolo completo da Corriere della Sera;