Vintage: BattleZone, l’antesignano dei “first person shooter”
ma quanto ci ho giocato …
di Fabio Carletti

Da Pong ad Asteroids, durante un arco temporale di circa sette anni, nei videogiochi arcade furono portate una serie di innovazioni tecnologiche che permisero di evolvere l’animazione di un blocco di pixel in qualcosa di molto più complesso, con la possibilità di implementare gameplay più coinvolgenti.
Comunque, almeno in campo videoludico, nel 1980 la grafica 3D con visuale in soggettiva sembrava ancora fantascienza.
Alcuni tentativi erano stati fatti in passato con Night Driver (e i suoi illustri predecessori) in cui la visuale era sì in prima persona ma la grafica 2D dava solo l’idea della tridimensionalità.
Molto più in là si spinse Larry Rosenthal con il suo Speed Freak che faceva uso di grafica vettoriale: combinando dei vettori (delle linee, quindi oggetti bidimensionali) era possibile costruire lo “scheletro di un solido” e applicando leggi matematiche in funzione della distanza e della posizione del punto di osservazione, era possibile variare il disegno risultante.
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