Perché siamo gelosi delle cose. Nel cervello il senso del possesso
di ALESSIA MANFREDI

ROMA – Separarci dalle nostre cose è spesso difficile, per qualcuno addirittura impossibile anche se l’oggetto in questione è vecchiotto ed ha visto tempi migliori, o non è poi un granché.
Valore affettivo, certo, dettato però da un comportamento che ha un’origine ben precisa in alcune regioni del cervello.
A fornire una spiegazione scientifica a questa “gelosia” di fondo è uno studio scientifico che svela i meccanismi neuropsicologici alla base della potenziale perdita di qualcosa che si possiede.
E’ noto che in generale preferiamo quello che è nostro rispetto a qualcosa di assolutamente simile che però non ci appartiene, e tendiamo ad attribuirgli un valore maggiore: si chiama “effetto dotazione”, una sorta di anomalia della teoria economica.
“E’ così difficile separarsi dalle proprie cose che la gente arriva a chiedere anche il doppio, durante un processo di vendita, di ciò che sarebbe disposta a spendere per acquistare l’oggetto che già possiede”, spiega il dottor Brian Knutson, della Stanford University, negli Stati Uniti, primo autore dello studio pubblicato su Neuron.
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