Censura in Cina: Nuovo giro di vite per il video sharing in Cina
di Emanuele Menietti
Determinato a controllare capillarmente il Web, il governo di Pechino ha intimato a 25 portali di video sharing di sospendere le attività.
Decine e decine di siti sono stati compresi in una blacklist con un richiamo formale: rischiano la chiusura.
A pochi giorni dalla decisione di oscurare YouTube in Cina, non conosce sosta l’attività censoria del governo di Pechino.
Nelle ultime ore gli organi nazionali deputati al controllo della Rete hanno intimato a 25 portali per la condivisione di file video di fermare completamente le loro attività.
Molti altri avvisi sono stati recapitati a decine di siti web, con l’obiettivo di rendere più fitte e impenetrabili le maglie della censura politica.
Tra le principali vittime del nuovo giro di vite spicca Tudou.com, il portale che beneficia del supporto di IDG (International Data Group), l’organizzazione per la ricerca e le sviluppo di nuovi soluzioni per l’IT.
Per poter continuare ad operare, il sito Web dovrà osservare scrupolosamente le nuove direttive di Pechino, che prevedono un freno ai contenuti di carattere pornografico e violento, ma soprattutto ai video a chiaro sfondo politico.
Articolo completo da WebNews;”>completo da WebNews;