Google News

21 January 2008, scritto da Franco

di Emanuele Menietti

Google alla conquista della Scienza. Articolo completo da WebNews;

Il motore di ricerca più utilizzato al mondo offrirà presto centinaia di terabytes alla comunità scientifica, che potrà così confrontare informazioni e ricerche in appositi database condivisi. Semplice e intuitivo, il servizio sarà in stile YouTube.

In una realtà sempre più complessa e sfaccettata, la comunità scientifica ricorre con maggiore frequenza alla Rete per mettere in condivisione i propri risultati in maniera rapida e sicura. Partendo da questo presupposto, Google sarebbe in procinto di lanciare un nuovo servizio dedicato ai tanti ricercatori che, ogni giorno, sfruttano le potenzialità della rete. Attraverso il proprio dominio research.google.com, Mountain View offrirà alcune centinaia di terabytes alla comunità scientifica per l’archiviazione e la creazione di database con dati e risultati delle ricerche.

Annunciato in via ufficiosa nell’estate scorsa con il nome Palimpsest, il servizio ha subìto negli ultimi mesi alcuni ritardi, ma dovrebbe vedere presto la luce in una nuova forma in stile Web 2.0. Per rendere maggiormente fruibili le informazioni caricate nei database, gli sviluppatori di Google avrebbero pensato a un’interfaccia molto simile al sito di video sharing YouTube. I ricercatori dovrebbero quindi avere la possibilità di lasciare commenti e valutare la qualità delle ricerche scientifiche proposte dai loro colleghi.

Molti dei dettagli sui nuovi servizi offerti da Google per la comunità scientifica non sono ancora stati diffusi, ma le anticipazioni fornite da alcune fonti interne prospettano un’operazione su larga scala comparabile alla digitalizzazione dei milioni di libri per Google Books. Salvo possibili smentite, due enormi archivi da 120 Tb ciascuno sarebbero stati ormai terminati: uno interesserebbe la sterminata collezione di immagini raccolte in questi anni da Hubble, il famoso telescopio spaziale da anni caro alla comunità di astronomi. L’altro archivio conterrebbe, invece, l’integrale digitalizzazione del Palinsesto di Archimede, un codice su pergamena del decimo secolo di estremo valore per la storia della scienza. A distanza di un millenio, il nuovo Palimpsest digitale di Google potrebbe rivoluzionare ancora una volta la complessa realtà della comunità scientifica.

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di Luca Annunziata

Google cannibalizza la Ricerca. Articolo completo da Punto Informatico;

Roma - Adesso vogliono pure la ricerca scientifica. Quelli di Mountain View non si accontentano mai, e lanciano un nuovo progetto dedicato all’archiviazione e pubblicazione di tutto il materiale proveniente dal lavoro di scienziati e ricercatori, più o meno recente, messo a disposizione dai rispettivi autori sulle pagine di Google. L’hanno chiamato “Palimpsest”, dal nome del più antico manoscritto di matematica del mondo al cui restauro BigG collabora.

Come già accaduto nel caso del Archimedes Palimpsest, Google mette a disposizione di quanti facciano richiesta un array RAID 5 da tre terabyte. Semplicemente spazio disco, dunque, nella conveniente forma di un piccolo case con interfaccia e-SATA. Una volta che gli scienziati abbiano riempito la memoria, non dovranno fare altro che rispedirla a Google per consentire la diffusione del materiale e la sua indicizzazione.

Il tutto dovrebbe finire in una sorta di incrocio genetico tra Google Code (per quanto attiene la rappresentazione dei testi) e YouTube (che dovrebbe fornire il modello di struttura per i commenti). Nel calderone ci finirà pure Trendalyzer, l’applicazione acquisita lo scorso anno dall’organizzazione non profit Gapminder, in grado di mostrare i dati statistici in modo diretto ed innovativo.

Per partecipare, l’unica condizione posta è che i dati siano tutti rilasciati con licenza Creative Commons, con altre formule “open” o siano di pubblico dominio. Tra i primi contributi si registrano i 120 terabyte delle immagini NASA provenienti dal telescopio orbitante Hubble, il primo terabyte della digitalizzazione del Archimedes Palimpsest, ed infine 10 terabyte in arrivo dall’osservatorio astronomico di Monte Palomar.

Di seguito, alcune slides di presentazione del progetto realizzate da Jon Trowbridge, alle dipendenze di Google e tra i curatori dell’iniziativa:

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di Luca Spinelli

Italia.it è morto così. Articolo completo da Punto Informatico;

Roma - Silenzio. È la parola che meglio riassume la vicenda di italia.it, il megaportalone italiano: poco mega, poco portale, molto italiano. Silenzio sulle sorti dei milioni stanziati, silenzio sui nomi dei responsabili, silenzio sui fatti, ed ora, il silenzio totale.

All’ora di pranzo di venerdì scorso, quella che è una delle vicende più tristi ed emblematiche della Rete italiana ha esalato il suo ultimo respiro in silenzio: il sito italia.it è stato chiuso. Una decisione presa giovedì sera dal Dipartimento dell’innovazione tecnologica del ministro Luigi Nicolais. Niente annunci. Niente comunicati stampa. Niente spiegazioni.

La notizia era nell’aria da qualche tempo, così come ormai era palpabile l’imbarazzo governativo per quella vetrina internazionale che meglio d’ogni parola riassumeva i problemi di modernità dell’Italia. In ogni istante. In tutto il mondo. L’Italia dei cassonetti da un lato, l’Italia punto it dall’altro.

Il sito è scomparso, ma delle critiche è ancora piena la Rete: pochi e discutibili i contenuti, difficili da navigare, poco compatibili, graficamente criticati, snobbati dai navigatori e dalle istituzioni locali che avrebbero dovuto fornirne di aggiornati. Per un progetto mal strutturato dal precedente governo, non meglio gestito da quello attuale.

58 i milioni di euro stanziati, stando alle ultime dichiarazioni istituzionali (meno quelli effettivamente spesi). Un euro per ogni cittadino italiano. Più del costo di un aereo da guerra F117 Stealth. Il prezzo di circa 20 mila tonnellate di pane. Cinquemila anni di lavoro per un impiegato con mille euro al mese. Ma il balletto delle cifre è destinato a cambiare come è cambiato negli ultimi mesi (chi colto da estasi parlava di nessuno stanziamento, chi di 45 milioni, chi, più realisticamente, di 58).

Intanto, solo poche settimane fa, il portale era stato inserito nell’elenco istituzionale dei siti a norma con la Legge Stanca (ovvero pienamente accessibili per i disabili). Anche in questo caso niente agenzie. Niente comunicati stampa (quando il comune di Napoli in una situazione analoga parlava di ambìto riconoscimento).

La messa in regola, affidata ad alcuni fra i maggiori esperti italiani (Roberto Scano e la cooperativa David Chiossone), oggetto di critiche anche dell’Unione Italiana Ciechi, era generalmente accurata, considerando lo stato del sito. Ma l’avere italia.it formalmente a norma, più che altro, metteva al riparo le aziende implicate e la pubblica amministrazione da seri rischi contrattuali. Un ultimo, grottesco, spreco di risorse prima della drastica chiusura.

Molti si domandano se sarà definitiva, o se il vicino carnevale ha qualcosa a che fare con questa sparizione. Verrà un nuovo progetto? Qualcuno risponderà degli errori e degli stanziamenti? Domani torneremo su italia.it ritrovando il logo color cetriolo e gli esotici cubettini gialli? Per ora non è dato sapere. Il silenzio è una costante in questa vicenda, mediatico, politico.

Intanto, italia.it fa ancora bella mostra di sé fra i siti pienamente accessibili per disabili. Chissà se il ministro Nicolais riesce ad accedere.

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