IPv6, una breve overview
All’inizio degli anni ’90, l’IETF commissionò una ricerca per lo studio di un protocollo che avrebbe dovuto risolvere le lacune e i problemi derivanti dalla cui versione 4 di IP, ma chi pensava a rapidi tempi di sviluppo e installazione è stato subito smentito.
I problemi che la nuova versione del protocollo avrebbe dovuto risolvere erano principalmente tre: rendere più efficiente il sistema di assegnamento degli indirizzi; evitarne il possibile esaurimento; prevedere sviluppi futuri delle tecnologie legate ad Internet.
Intanto che i ricercatori mettevano a punto le specifiche della nuova versione, nel panorama delle reti di calcolatori, si affacciavano nuove e diverse soluzioni alle lacune di cui IPv4 soffriva. Per prima cosa, l’imponente crescita di Internet spinse gli architetti di IPv4 ad abbandonare l’idea di classificare rigidamente l’indirizzamento secondo le ben note cinque classi preferendo uno schema classless (senza classi, appunto).
Questa scelta, insieme alla tecnica del subnetting, permise di scalare “quel mostro di rete” che era diventata Internet ed eseguire più efficientemente ed efficacemente gli algoritmi di instradamento.
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