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La rivoluzione del meteo: un giorno in più di previsioni

5 dicembre 2007, scritto da Franco


di LUCA MERCALLI

Fino a oggi era possibile stabilire che tempo avrebbe fatto al massimo per cinque giorni. Ora si guadagnano altre 24 ore

Tutto merito di uno strumento francese installato a bordo di un satellite in orbita a 840 km dalla Terra

Le previsioni del tempo si allungano. Grazie a una nuova strumentazione, infatti, è possibile prevedere che tempo farà per i prossimi sei giorni. Fino ad ora, invece, anche i più bravi meteorologi potevano spingersi fino ad un massimo di cinque. Una vera e propria rivoluzione per gli esperti che potranno anticipare ancora di più eventi climatici, tifoni, temporali. Tutto grazie al lavoro di un gruppo francese che ha messo a punto un nuovo strumento in grado di fornire una migliore osservazione dei dati di partenza e di affinare, così, le previsioni.

È proprio quello che fa il nuovo interferometro IASI, imbarcato nell’ottobre 2006 sul satellite europeo MetOp, in orbita a 840 km dalla Terra. Questo strumento consente uno screening molto più dettagliato e globale delle condizioni atmosferiche attuali. Dopo i primi mesi di funzionamento, i risultati sono già incoraggianti, e si ritiene, appunto, che presto si possa estendere fino al sesto giorno l’affidabilità che attualmente gode il quinto giorno di previsione.

Prevedere il tempo che farà, del resto, è stato da sempre un sogno per l’uomo. In passato ci si affidava a proverbi distillati dalla sapienza popolare, di vana utilità, poi è arrivata l’era della tecnologia, con gli strumenti automatici e i computer. Le basi teoriche del comportamento fisico dell’atmosfera erano note già un secolo fa, ma solo l’avvento del calcolatore elettronico, nel secondo dopoguerra, ha permesso di disporre dell’enorme potenza di calcolo necessaria per l’elaborazione dei dati di partenza.

Il primo successo operativo nella previsione del tempo venne raggiunto il 4 marzo 1950 nei laboratori di Aberdeen (Maryland), grazie al lavoro indefesso dell’équipe di Jule Charney e di John von Neumann, l’inventore del computer. Ma la strada era ancora lunga, e nei decenni successivi i miglioramenti arrivarono di pari passo con l’incremento delle capacità informatiche, dell’osservazione e della modellizzazione del complesso sistema atmosferico.

Articolo completo da Repubblica

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